SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO DI TORINO 18 maggio 2017


Grande affluenza di pubblico al salone Internazionale del Libro di Torino. Per me è stata la prima partecipazione al Salone ed ho avuto l’opportunità di presentare il mio libro. E’stata un’esperienza interessante.
Il 18 maggio 2017 sono stati presentati altri libri, ma nessuno di narrativa. “Memorie di Mimo” è un libro biografico sulla storia di Domenico – Un carabiniere in fuga dalla guerra.
Quindi Torino è stata anche l’occasione per imparare molto sui libri che vengono proposti nello stand della Regione Marche e che prevalentemente riguardano il territorio, idee sul terremoto, saggistica giuridica e della comunicazione. È quindi una vetrina molto utile per informarsi.
Curiosamente solo io ho scritto un libro, mentre tutti gli altri hanno fatto un progetto.
Così ho imparato che dovrei dire “il mio progetto”, invece che “il mio libro” (sic?).
Personalmente ho anche potuto approfittare dell’occasione per visitare il Palazzo Reale di Torino con le relative pinacoteche, oltre a visitare la città che merita sempre una bella passeggiata, magari più approfondita di quella che ho potuto fare nella seconda giornata (confesso che il giorno successivo non sono andato al Salone).
Mi faccio una domanda: chissà se MIMO avrebbe mai immaginato che un giorno la sua storia sarebbe stata presentata al Salone internazionale del libro di Torino?
E che cosa direbbe in proposito?
Probabilmente avrebbe avuto molto da dire sulla sua storia, con molte precisazioni ed integrazioni.
Io ho scritto la sua storia così come l’ho appresa dai suoi racconti, ma è stato lui a scegliere quali dettagli condividere con me.
Ad esempio, nel mio libro descrivo la sua fuga dal lager ed in particolare il famoso “fagotto” e poi la fuga attraverso il recinto insieme ad altri due suoi compagni italiani che gli chiesero di andare con lui.
I vestiti furono aggetto di scambio con altri internati per cercare di non essere individuati come fuggiaschi, però andò proprio così ?
In effetti ho pensato molto su come descrivere questo passaggio, perché l’abbigliamento era importante e sicuramente mi sarà sfuggito qualche dettaglio. Ho anche avuto modo di confrontarmi con mio cugino Enzo (che purtroppo è deceduto alcuni mesi fa) e che conosceva bene la storia di mio padre. Per Enzo suo zio Mimo era il modello da imitare ed andava sempre con lui in paese quando Mimo veniva a Monte Giberto in licenza.
Dunque Enzo era il suo fidato nipote ed a lui aveva confidato che dopo la fuga dal lager in un’abitazione del paese spinse di poco la porta d’ingresso che si aprì ed una donna tedesca li aiutò fornendo loro spontaneamente abiti più consoni, che probabilmente erano del marito che forse era in guerra.
Secondo Enzo si trattò di un caso fortunato, però sembra un po’ misterioso e nel libro ho preferito sorvolare su questo episodio che mio padre mi sembra non abbia mai raccontato.
Ricordo comunque che mi diceva che negli ultimi mesi gli IMI potevano di giorno uscire dal lager ed andare nelle poche case di quel paese (probabilmente Shonau oppure Siegmar – in genere nei libri il lager viene indicato con il nome di Siegmar-Shonau). Infatti anche il calzolaio aveva la bottega fuori del lager, dunque in quel minuscolo paese, dove MIMO forse conosceva la donna che fornì loro altri abiti e forse anche un cappotto.
Questo è solo uno dei tanti argomenti della storia di MIMO che meriterebbero di essere approfonditi.

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